sabato 31 dicembre 2011

Un sereno 2012

Il prossimo 6 gennaio questo Blog compirà il suo primo compleanno, un anno in cui man mano ci siamo ritrovati molti di noi, anche dai posti più lontani ed ogni volta che qualche amico mi ha contattato  per aver appreso di questa iniziativa è stata un'emozione, un piacere nel ritrovarsi anche qualche decennio dopo.
Confesso che inizialmente non immaginavo di ottenere un risultato alquanto lusinghiero con i quasi 4.000 contatti oltre che da Napoli e da molte città d'Italia anche dagli Stati Uniti ,dall'Australia,Germania,Russia,Lettonia,Regno Unito e Singapore.
Dagli Stati Uniti, dal Texas alcuni laureandi hanno utilizzato alcuni articoli per una tesi di laurea sulle tradizioni della città di Napoli.
E’ stato solo un primo tentativo di cominciare un cammino nei ricordi dei luoghi che a molti di noi furono cari e dove ancora alcuni amici continuano a vivere, ricordando personaggi, usanze, momenti di gioia ed anche di tristezza.
Nel corso di quest’anno abbiamo gioito e pianto per  persone a noi care che rimarranno sicuramente nella nostra memoria e nei nostri affetti, siamo riusciti talvolta a suscitare la curiosità di qualche amica di altra zona di Napoli e di altre città italiane al punto che mi hanno chiesto di voler essere mostrati i luoghi che ci videro come una grande comunità di amici.
Mancano poche ore al termine di quest’anno che per molti non rimarrà tra i migliori della propria vita, un anno che ci ha visti tutti preoccupati per il presente e per il futuro sia nostro che dei nostri figli.
Occorre,però, rispolverare il nostro ottimismo di quegli anni anch’essi non facili per il lavoro, la casa e per le turbolenze di una società che, a differenza di quella attuale, era piena di energie giovani con una gran voglia di cambiamento e piena di valori autentici con riferimenti forti anche nella diversità di vedute.
Auguriamoci di essere ancora in grado di fornire alle nuove generazioni, ai nostri figli e nipoti quell’esempio indispensabile per dare loro fiducia ed un minimo di speranza utilizzando tutti gli strumenti necessari per costruire un futuro di maggiore giustizia per una società più solidale dove il lavoro sia nuovamente riscoperto come un diritto previsto dalla nostra Costituzione.
L’attualità non ci conforta ad avere fiducia e speranza, ma abbiamo il dovere di guardare avanti ed essere noi punto di riferimento per il loro futuro.
Auguro a tutti gli amici ovunque si trovino un anno di autentica rinascita e di ripresa non solo economica ma principalmente culturale nella convinzione che le crisi economiche sono anche conseguenza del decadimento culturale di un Paese, il più delle volte voluto e costruito ad arte.
Auguri dal profondo del cuore a tutti.
Un sereno 2012                                         Antonio                
                                                                                         

venerdì 30 dicembre 2011

LA FOTO
(in alto da sinistra verso destra):Cinquegrana,Gigino Attanasio,Franco Stavolo,Flavio Ciappa,Roberto Terminiello e Glauco Narciso     (in basso da sin.verso destra) : il mister Fofo' Contessa,Gigante,Stavolo II°,Costantino Longano,Luciano Piccolo e Gino Riccio

venerdì 23 dicembre 2011

       Un sereno Natale di pace a tutti

'O Presepio
A Natale, me ricordo,
o'presepio appriparavo;
cu 'na spesa 'e poche sòrde:
grotta e case fravecàvo.
Colla 'e pesce e cartapesta,
grastulelle e tavulette.
Se senteva addor'e'festa
'e Gesù...quanno nascette.
Te facevo 'o sciummetiello
cu 'na striscia 'e cart'argiento;
case vecchie e grariatelle,
'e facevo dint' 'a niente.
'A puteca d' 'o chianchiere,
'o pagliaro pe' Benino,
'o negozio a 'o salumiere
cu 'e salcicce e 'o salamino,
magazzino a 'o verdummaro,
e 'o fucon' a 'o castagnaro:
c' 'o cartone 'e fravecavo.
Po' accucchiavo nu castiello,
po' apparavo 'a tratturia,
'nnanz' 'a stalla nu canciello,
'na sagliuta,n'ata via.
Ce vulevano 'e ferriate?
Cu 'e palicche 'e cumbinavo;
sino', 'a copp'a scalinata
'o pastore ruciuliava.
Po' c' 'o vverde e c' 'o bbianchetto:
erba e neve,me pittavo;
me parevo 'o Tintoretto,
quann' 'e quadre se guardava.
Quann'avevo:luna e stelle,
fatt' 'e carta:luna e stelle,
fatt' 'e carta 'e ciucculata,
azzeccavo chesta e chelle.
Era tutto terminato!
'E pasture, po' accattàvo:
Ciccio Bacco,'e pecurelle.
pur' 'o bue e l'asinello.
Po' , 'a vigilia, a mezanotte,
'mprucessione se purtava:
'o Bambino dint' 'a grotta.
Ninna nanna...Se cantava!
                   Tommaso Ricciardi

giovedì 22 dicembre 2011

PERSONAGGI

Edgardo : Era consuetudine che dopo la festività dell’Immacolata, in molte famiglie ci si procurava una o due galline da allevare con maggior cura fino alla vigilia di Natale per poi portarle in tavola per il pranzo del 25.
Gennaro Villani (1885-1948)
Si allestiva un pollaio di piccole dimensioni o fuori al balcone o sotto l’immancabile grande ripiano di marmo in cucina e per tutto il periodo si rifocillavano le povere bestie in maniera tale da trovarle ben pronte per il gran pranzo di Natale che,poi, insieme alla vigilia costituivano le poche rare occasioni di pranzi di una certa consistenza.
La mattina della vigilia di Natale un omino piccolo e magrissimo che provvedeva alle pulizie delle scale del civico 7 della piazza , compiva il suo giro in molti appartamenti per svolgere le sue mansioni di carnefice delle povere bestie alle quali molti di noi si affezionavano , ma il destino era già segnato in partenza.
Edgardo,questo il nome del buon carnefice, compiva il suo gesto normalmente con l’utilizzo di una lametta ma in alcune famiglie dove l’arma non era gradita, usava un sistema a dir poco col gusto dell’orrido: la testa in un cassetto chiuso velocemente.
Ebbene si, Edgardo svolgeva il suo ingrato compito con una naturalezza da far invidia ai più grandi boia della storia.
Abitava in un terraneo in via Filippo Rega che si notava subito per  un piccolo materasso posto all’esterno che stava ad indicare l’attività di suo figlio  Enrico : o’matarazzaro . Aveva svolto i più svariati mestieri e altri ne svolgeva contemporaneamente  dopo aver avuto da giovane una vita un po’ turbolenta favorita anche dalle sue caratteristiche fisiche che gli consentivano  di essere utilizzato per lavori particolari.
Lo ricordo con più contenitori  di buste di latte sul capo, sopra la sua immancabile coppola grigia, in giro per consegnare il latte a domicilio che il più delle volte veniva riposto al di fuori della porta d’ingresso.
Silenzioso, riservato, gran lavoratore , educato , rispettoso,  mai servile, disponibile per qualsiasi mansione si presentasse , con compenso sempre a piacere , compreso quella  del buon carnefice… su delega.
(ringrazio Costantino della preziosa collaborazione)
LA FOTO
Ringrazio Amedeo Longano dell'invio di questa foto del 1966 scattata in occasione dell'ennesima premiazione del fratello Costantino che qualsiasi concorso si svolgesse risultava sempre non tra i vincitori ma il vincitore (poesia e fotografia).
Nella foto mi riconosco (16 anni),primo da sinistra, poi Paolo Frisoni, Costantino, Robustelli e Luigi Giliberti.
Un bel ricordo e se scavando tra le foto di quegli anni ce ne fossero altre con vecchi amici, sarebbero molto gradite.

giovedì 15 dicembre 2011

Echi del Natale

Il periodo che precede il Natale cominciava molto tempo prima, un'atmosfera segnata dalla novena che gli zampognari in costume tipico abruzzese, suonavano in alcune case del quartiere fermandosi sempre davanti ad ogni cappella votiva esistente sul loro percorso, terminandola il giorno dell'Immacolata.
Scendevano dal Corso Vittorio Emanuele per fermarsi in via San Nicola da Tolentino,via S.Carlo alle M.,in piazza, via Filippo Rega per poi proseguire lungo le scale di via Vetriera.
Entravano nelle  case delle famiglie che si erano prenotate per far suonare il piffero e la zampogna davanti al presepe anche nei nove giorni che precedevano il giorno di Natale e i ragazzini del quartiere li seguivano ascoltando quelle note così dolci.
Al termine della novena tornavano nei loro paesi sempre con delle bisacce piene di ogni genere di prodotti alimentari che le famiglie donavano in aggiunta al modesto compenso pattuito.
La settimana prima di Natale l'esposizione particolare della frutta e verdura sui marciapiedi, le vasche dei capitoni e delle anguille attorniate da ogni ben di Dio di pesce, i sacchi pieni di noci,mandorle, castagne do'prevete,al di fuori delle salumerie,e la sera tutta la merce illuminata da grandi lampadine per tutta la nottata fino alla vigilia di Natale.
Ma certamente meglio di me Giuseppe Marotta nell'Oro di Napoli descrive come nessun altro il clima dei giorni che precedono la festa....

"...Bisogna aver visto, a Napoli, una mostra natalizia di frutta.Non essendovi più limiti all'occupazione di suolo pubblico,la mostra esce dalla bottega e s'avvia.Dove finisce,finisce.Può essere un anfiteatro,coi suoi stalli di cachi di melagrane di arance,col suo podio di meloni di fichi d'India di ananas, col suo pulvinare di mandarini di sorbe di mele;oppure può essere un tempio,col suo altare maggiore di nespole e di pere,con le sue navate di castagne e di noci,con le sue colonne di fichi secchi e di uva,con i suoi ex-voto di datteri e banane. La mostra di Don Aniello era poco meno che un monumento alla frutta e come tale costituiva il risultato di uno sforzo artistico e organizzativo. Per giorni e giorni Don Aniello scaricava ceste colme nella bottega;poi vi si rinchiudeva per lavorare al nucleo essenziale dell'esposizione,le cui estreme propaggini si sarebbero infine diramate oltre la soglia nel vicolo...Ma una mostra natalizia di frutta non è un lavoro che si possa disfare la sera e ricomporre la mattina:Addormentandosi il vicolo,Don Aniello mandava a letto la moglie,accendeva i lumi ad acetilene,sceglieva,per collocarvi il braciere,un punto strategico dal quale fosse possibile tenere d'occhio anche il più lontano cestello,e vegliava la sua creatura...." (brano riportato ne "Le voci di Napoli" di Antonio Altamura)

mercoledì 7 dicembre 2011

Riccardo Muti : un grande napoletano

Per chi non avesse visto il Maestro Riccardo Muti a "Che tempo che fa" di Fabio Fazio, propongo questo divertente filmato che mette in evidenza un singolare Maestro Muti : 

mercoledì 30 novembre 2011

Le voci di Napoli

Nel Dicembre del 1977, Antonio Altamura pubblicò Le "voci" di Napoli un bel libro sulle voci dei venditori che nei quartieri di Napoli, nei mercati della Pignasecca,di Sant'Anna di Palazzo, nei vicoli, esaltavano la loro merce e invitando i passanti a comprare: dalle verdure al pesce, dalla frutta ai panini con la ricotta, dalle pizze alla pastiera, dai taralli alla carne cotta con la fresella.
Altamura nel suo libro si rifà ad un manoscritto di fine settecento, conservato nella Biblioteca Nazionale di Napoli, di tal Domenico Palmieri,detto Ciccione,che raccolse con molta meticolosità le innumerevoli voci popolari molte delle quali si sono perse tracce ed altre ancora sopravvivono nei quartieri più popolari della città.
Tra le tante riportate, ho cercato di fissare alcune di quelle che ancora vivono nei miei ricordi che vanno dal 1960 alla fine dei '70 ed a quelle che ancora oggi si riescono a catturare non solo nella nostra zona ma anche nei vicoli e nei mercatini da Sant'Anna di Palazzo alla Pignasecca :


'O lattaro,'o lattaro!
'A ricuttella mmiez' 'o ppane, 'o Massese!
C'eveze annevate,annevate 'e cceveze sapurite: Signurì,acalate!
Pizze càvere, pizze càvere a ogge a otto!
Crucchè,tìttule,scagliuòzzele! Te ne magne ciento dint'a nu sciuscio 'e viento!
Ciente lire 'o broro 'e carnacotta, na còtena e na fresella!
Te faccio vèvere 'o broro d' 'e purpetielle verace !
Castagne càvere...'O fummo!
'E friarielle frische,accattate! 
L'accio p' 'e fasule chi 'o vvo?Cinquanta lire 'o fascio!
Uva fràula, Tengo lluva d' 'a Madonna!
?O ggrano pp' 'a pastiera, 'o ggrano!
Cicere, necelline, semmentelle: 'o spassatiempo!
Acalate 'o panaro: vulite nu quarto 'aulive 'e Gaeta?
Magnateve 'o cocco! Frisco, 'o cocco!
Tengo 'e rrose d' 'o mese 'e maggio!
Alice,alice,songo vive ancora!
Tengo 'argiento vivo int' 'a spasella
Fravagli 'e triglie,fravaglie ' retunne,ih che freschezza!
Purpetié, tu si' verace overo, purpetié!
Aiutammo sta varca! Pigliateve 'e lacce p' 'e scarpe! Allacciateve 'e scarpe!
Ramma,attone,chiummo!Chi tene fierre viecchie 'a vénnere?
Americane,fummate! 'A Morisse,'o viecchio cu' 'a barba, 'a Cesterfieto,'e Palle 'Mmano! Fummate!







giovedì 24 novembre 2011

Chiaia, un quartiere tra storia,ricordi e leggenda

Ponte di Chiaia

Un’ antica etimologia,oggi abbandonata , supponeva che “…il luogo fosse la plaga olimpica dove Napoli antica celebrava i giochi e le feste di Giove”(G.B.Ajello-1845)
                                                                                                                                   
Da quando sono rientrato a Napoli, nelle soleggiate mattinate domenicali amo percorrere il lungomare da largo Sermoneta a Piazza Vittoria per poi fare ritorno attraverso la zona interna del quartiere Chiaia, Piazza dei Martiri,via Filangieri,via dei Mille,San Pasquale e la Riviera.
Il lungomare di via Caracciolo, tra i più belli del mondo,  realizzato con una colmata a mare nella seconda metà dell’800, periodo in cui, per circa un ventennio, furono ultimate anche le zone interne del quartiere con via dei Mille e la zona di piazza Amedeo ed il completamento del Corso Vittorio Emanuele, andò ad affiancare la splendida Villa Comunale voluta da Ferdinando IV di Borbone a partire dal 1780.
La Riviera di Chiaia, parallela sia alla villa comunale che alla via Caracciolo, accoglie tra i più bei palazzi napoletani: Palazzo Ravaschieri di Satriano, Palazzo San Teodoro,Palazzo Pignatelli di Strongoli del Niccolini, Palazzo Bagnara,etc.realizzati in epoca precedente sia alla Villa che al lungomare.
Una passeggiata immersa in una storia secolare  dove ogni angolo testimonia un’epoca , un periodo  di trasformazione, di evoluzione del tessuto storico ed architettonico di un quartiere ritenuto a giusta ragione tra i più belli della città, un quartiere quello di Chiaia,( nome derivante dal latino plaga ,attraverso il catalano platja o il castigliano playa, ovvero spiaggia,termine che già nel VI secolo -epistole di S.Gregorio- indicava il litorale occidentale di Napoli, successivamente definito Chiaja) di cui fa parte la nostra San Carlo alle Mortelle.
Gradoni di Chiaia
In verità le strade del quartiere da noi più consumate erano quelle di via Filippo Rega  o le Rampe Brancaccio per raggiungere via dei Mille dove tra una vasca  e l’altra si sperava di fare fortunati incontri o di fare nuove conoscenze , via Nicotera ed il Ponte di Chiaia (realizzato per volere del Re Filippo di Spagna che mise in collegamento le Mortelle con Pizzofalcone) per raggiungere Piazza del Plebiscito e via Toledo o raggiungere gli amici di via Monte di Dio, i gradoni di Chiaia, oggi finalmente riportati all’aspetto originario dopo la loro soppressione  ed il tratto del Corso  Vittorio Emanuele da piazzetta Cariati a S.Maria Apparente per la sosta obbligata da Principe, una delle più rinomate pasticcerie della città per far ritorno sempre in piazza, il luogo del rifugio sicuro, dove incontravi l’amico,il compagno di gioco,di impegno sociale, dell’associazione parrocchiale,l’amico con cui confrontarti sulla partita del giorno prima o sulla notizia del telegiornale, dell’unico telegiornale della giornata ,dell’unico canale della televisione in bianco e nero .
Un’amica  non residente a Napoli che ci segue con passione dall’estremo nord del Paese,  mi ha più volte espresso il desiderio di conoscere questi luoghi della nostra memoria, di percorrerli per catturarne qualche impronta  e cercare di avvertirne gli echi più volte testimoniati dai numerosi amici attraverso i commenti che pervengono sia sul Blog che attraverso la rete.
Sarà dura poter trasferire sentimenti e testimonianze di un periodo che molti di noi conservano gelosamente nella propria anima, ma farò una eccezione. 

sabato 12 novembre 2011

Napoli, nelle parole di Erri De Luca

Per questo fine settimana di metà Novembre, tra temperature variabili e ancora un po' di sole che si concede agli irriducibili come me desiderosi di farsi avvolgere dai suoi raggi sulle spiagge della costa Flegrea o nelle  lunghe passeggiate del meraviglioso lungomare di questa tanto bistrattata città, la voce del  grande scrittore Erri De Luca, figlio di questa terra e di questi quartieri (Monte di Dio) , parla di Napoli con pacatezza ed amore in questo video caricato su You Tube da Stefano Stefanoli:
  

venerdì 4 novembre 2011

Festa di San Carlo

S.Carlo Borromeo-Antonio De Bellis
E' il 4 novembre di un anno che non ricordo o forse si, il 1964,65,66,67, fa lo stesso, perché erano tradizioni che si ripetevano puntualmente ogni anno, ed era una gran festa, composta,dignitosa con grande partecipazione popolare.
Sembra ieri......

Ieri sera si sono concluse le quarant’ore e oggi è San Carlo Borromeo, Santo a cui nel 1616  fu dedicata  la Chiesa costruita su progetto del sacerdote barnabita Giovanni Ambrogio  Mazenta  e successivamente affidato all’architetto napoletano  Giovanni Cola Di Franco.
Oggi è giornata speciale  e stasera  gran liturgia con la concelebrazione di alcuni sacerdoti  che verranno un po’ da tutte le parti di Napoli.
Il Parroco di Santa Maria Apparente p.Spina, p.Ubaldi ,il prete della piccola chiesetta della Cesarea che chiamiamo la morte in vacanza per il suo fisico particolarmente magro ed alto, dal volto scavato, meglio conosciuto ed apprezzato  nella sua zona per la Messa più veloce della città.
Poi un prete anziano, di piccola statura , tappetiello e il vecchio canonico Lucariello ,scarrafone ,  per  la particolare conformazione del suo strano naso, con la sua  mantella  plissettata ,i calzini rossi, il grande cappello ed i suoi immancabili tic che suscitavano talvolta le impertinenze degli scugnizzielli del quartiere.
Non può mancare Don Crescenzo della vicina Chiesa di Betlemme, altra istituzione della zona.
Fuori della Chiesa due carabinieri in alta uniforme con il gran pennacchio, in attesa di rendere gli onori al Cardinale Castaldo e dal '66 al Cardinale Ursi che per l’occasione celebrerà messa.
In piazza il solito gruppo in sosta permanente ad ascoltare le ultime avventure del mitico Paolo C., con Costantino, Amedeo,Gustavo,Renato, Glauco, Pasquale,Bruno,Claudio,Sergio,Enzo e tanti altri; stasera c’è anche fagiolino, soprannome del caro Luigi Uzzo, interprete indimenticato ed unico delle più belle commedie di Eduardo De Filippo, celebre Niculino nella splendida Natale in Casa Cupiello.
A proposito di Eduardo, più tardi, come di consueto, passerà lo scenografo del Maestro, Bruno Garofalo, con il suo immancabile sorriso saluterà tutti con un gesto affettuoso.
Don Adolfo per l’occasione è più che mai vigile davanti al portone per garantire l’ingresso alle auto del palazzo e godersi la rara occasione di ordine e pulizia della piazza.
Qualche scugnizzo ancora approfitta della festività per riempire  ‘a cascettella de’muorte  ,piccola scatola a forma di parallelepipedo contrassegnata sui lati da croci nere utilizzata per raccogliere monetine nel giorno della ricorrenza dei morti; Marittiello approfitta della nostra complicità e collaborazione  per racimolare qualche soldo nel gruppo  dei giovani che assisteranno alla liturgia con Aldo  in testa nella funzione di gran turiferario  sotto la guida di Franco Alfarano.
Ormai si è fatta ora, stanno entrando le ciechine con le loro straordinarie voci che creeranno come sempre momenti  di grande emozione  con il sottofondo d’organo del bravo Maestro Padre Romano.
Ormai  tutto volge al termine, la ditta degli addobbi  Aletta sta già  smontando i drappi dalla facciata  e la gran folla si dirige verso casa  e la NSU Prinz del Parroco si avvia verso Materdei, Don Adolfo chiude i battenti del gran portone dopo che la scia della pipa di Ubaldo e del suo borbottare hanno svoltato il viale.  

Rimangono  fissi nella mente e nel cuore solo i ricordi. I devoti,se vorranno,potranno ricordare San Carlo come me, fuori della grande cancellata ancora chiusa dal 23 settembre del 2009 a seguito del crollo del solaio di calpestio e della relativa splendida  pavimentazione del '700.

martedì 9 agosto 2011

La nostra estate

Leggo i dati di quest'anno sulle vacanze degli italiani, sulle percentuali di quanti partiranno e di quanti rimarranno in città.
Non vorrei scandalizzare nessuno, non mi fa ne' caldo ne' freddo, mi spaventano solo le motivazioni, le paure,i timori che sono dietro queste rinunce ma chi come quelli della mia generazione che il massimo dell'inizio dell'estate era andare tutti a Positano in 500 per comprare i mitici sandali a ragno che solo i bravi maestri artigiani sapevano realizzare nei tempi di una passeggiata sulla spiaggia grande e ritorno.
I più fortunati, quelli che potevano permettersi un affitto in Costiera, caricavano valige e frigorifero su di un Ape e via per tre mesi a Sorrento,a Piano,a Meta, a S.Agnello.
In piazza a fine giugno veniva da Sorrento un uomo alto e magro,a Vulpella, e da solo caricava masserizie di una famiglia del quartiere e poi via alla volta di Sorrento; un'altra Ape del fruttivendolo di piazza Mondragone, Ciccillo, caricava valige e rigorosamente il frigorifero per partire alla volta di Bacoli dove un'altra famiglia aveva affittato casa per Luglio ed Agosto.
E parliamo di famiglie che potevano permettersi di spostarsi in altre località altrimenti per i più c'erano i vari lidi mappatella, dallo scoglione di Marechiaro a Villa Beck, da Bagnoli a Lucrino.
Marechiaro
Molti di noi, senza Vespa o Lambretta, dopo aver raggiunto piazza Vittoria a piedi ed aver preso il 140 ed aver percorso a piedi la discesa Marechiaro, salivano sulle barche di Pasquale o Ciro che con 100 lire assicuravano il percorso di andata e ritorno allo scoglione di Marechiaro dove il mare era il più bello e pulito della città.
Come non ricordare anche gli anni di Villa Lauro, la cui discesa era consentita a chi aveva il permesso rilasciato dal Comandante a chi in tempo ne faceva richiesta.
Per alcuni di noi quel mare fu fatale, gli incontri, le frequentazioni, le amicizie...
Erano le nostre vacanze, le nostre estati, i giorni del divertimento,degli innamoramenti , erano i giorni che aspettavamo tutto l'anno.
Un panino ed un mangiadischi erano il massimo per trascorrere giornate in compagnia di vecchi e nuovi amici ,senza differenze tra chi poteva permettersi un biglietto dell'autobus o il trasporto barca, c'era sempre un amico pronto a farsene carico,in silenzio, perché era la normalità.
Nulla di nostalgico, ma una constatazione certamente si : contava lo star bene assieme anche se scambiandoci solo un panino alla cieca o dividerlo con l'immancabile amico che aveva portato solo le sigarette.

sabato 16 luglio 2011

'O pianino e 'o prufessore

Buona parte di quanti hanno frequentato le scuole elementari negli anni '55 / '65 ha obbligatoriamente fatto tappa per i cinque anni alla storica scuola Fuà Fusinato o nella succursale di viale Fornelli.
Come sempre capita le sezioni più ambite erano quelle legate ai maestri più "richiesti", amati e rispettati dai genitori perché il loro buon nome era una garanzia per la qualità dello studio,la disciplina ed una grande carica di umanità.
Tra i maestri che hanno abitato in San Carlo alle M. come non ricordare il Prof.Sauro, anche molto impegnato nel sociale e nelle attività parrocchiali ed il Maestro per eccellenza il Prof. Tommaso Ricciardi, fratello di Matteo di cui abbiamo parlato in un precedente articolo.
Tommaso Ricciardi, uno di quei maestri  d'altri tempi al  servizio della scuola intesa come vera e propria fucina formativa di ragazzi provenienti,buona parte,dai ceti più popolari,dalle famiglie numerose che facevano fatica a mandare i figli a scuola sottraendoli al lavoro nei bar,nelle botteghe per pochi ma indispensabili spiccioli.
Abitava al civico sette,in piazza, in un appartamento il cui terrazo a livello era copertura dell'abitazione di Marvasi di cui abbiamo già trattato (e credo a breve riparleremo per notizie giunte al riguardo).
Tommaso Ricciardi è stato anche un apprezzato poeta di versi sia in lingua che in dialetto napoletano riportati in alcune sue pubblicazioni delle quali una me ne volle fare omaggio nel 1968 "Miscellanea di versi" e nel mentre scriveva la dedica poggiando il libro sul muretto in piazza, il suono di un vecchio pianino faceva capolino in piazza, pianino di quelli autentici non ancora violentati dai giradischi, fece scattare il Maestro che col suo bel vocione  mi disse:ce stà .
Aprì il libro a pagina 102 e declamò                           'O pianino
Te fermave
pe' strade e vicarielle
e sunave
pe' ricche e puverielle
Quacche vòta
te tirava 'o ciucciariello
o si no,
t'aiutava a vuttà nu guagliunciello.
S'aspettava
'o pianino 'int' 'a jurnata 
pe' sentì:
'na canzona appassiunata
Te chiammava 
'a signora che,affacciata
se gudeva:
'O Zampugnaro nnammurato
C' 'o piattino,
ncopp' 'o braccio tuzzuliave
e vulive
quacche ssorde 'a chi passava
Mo' che 'a radio
d' 'a matìna fin' 'a sera
sona sempe
sempe 'a stessa tiritéra
circolà
tu nun può tu "pianino" p' 'e quartiere
Saie pecchè?
Pecchè oggi nun è comm'aière

mercoledì 13 luglio 2011

Botteghe

Pochi giorni fa,il Sindaco Luigi De Magistris ha voluto fare un nuovo giro per i quartieri Spagnoli per verificare l'andamento della raccolta differenziata espressamente richiesta ed attuata in poco tempo dagli stessi abitanti. Nel corso della passeggiata ha confidato di avere un sogno,uno di quelli non impossibili ma alquanto complicati, far diventare i quartieri spagnoli come Montmartre a Parigi, con il conseguente risveglio delle attività commerciali e quant'altro ruota attorno all'accoglienza del turisti.
Leggendo la notizia,la mente è andata ad alcune botteghe storiche di San Carlo alle Mortelle e zone immediatamente limitrofe, a quelle figure di commercianti cui ci si rivolgeva non solo per la qualità dei prodotti ma per il rapporto di simpatia che si instaurava con la clientela.
Penso alla salumeria di via S.Carlo alle M. di Don Ciro e suo fratello Enzo che si contrapponeva con quella di grosse dimensioni in piazza Mondragone; Don Ciro, personaggio dotato di estrema cortesia e direi anche eleganza nel proporre i suoi prodotti migliori;suo fratello Enzo era al settore pane,legumi e pasta, quella sfusa che veniva avvolta nella carta grigia tanto amata da noi ragazzi "fumatori" alle prime armi e senza quattrini:era la carta ideale per farne piccole sigarette con bruciore di gola garantito.
Di fianco a Don Ciro la vecchia pasticceria Miranda , di fronte 'o scarparo,ricordo solo il cognome D'Ascoli, ero compagno di banco del figlio alle elementari.
Più su la farmacia, la storica farmacia di fronte alla piazzetta, la cui titolare 'a bionda ,di origini settentrionali, era particolarmente apprezzata per i consigli che elargiva per le malattie dei bambini e, in un certo modo, si contrapponeva al farmacista stimatissimo e aggiungerei bravo del Corso V.E. Dott.Iannaccaro capace di eseguire anche visite lampo dal retro del bancone e fornire medicinali adeguati (in genere sempre supposte per la febbre) che facevano scomparire in un lampo anche le influenze.
Parliamo degli anni '60, dove il consiglio del bravo farmacista evitava la spesa del medico a domicilio, figura quasi sempre poco gradita che creava un'attesa ed una psicosi da evento apocalittico.
Tra le botteghe come non citare la storica tabaccheria in piazza, che ha visto la gestione di cari amici,persone adorabili come Renato,Elena,Paolo fino a tempi più recenti con Costantino .
E' una storia a parte perché la tabaccheria ,ovvero la zona antistante, è stato il luogo di incontro,la casa di più generazioni di giovani e meno giovani, dove se non ricordavi il giorno della settimana,passando ed ascoltando le animate conversazioni, riuscivi a capire se la settimana stava finendo oppure era già Lunedì.
Ma ci ritorneremo.

domenica 10 luglio 2011

Un balcone vuoto

foto di Teresa Cicero
Alcuni giorni fa abbiamo festeggiato il suo 95° compleanno e stamattina ci ha lasciato in silenzio, senza troppo rumore,senza dar fastidio com'era nel suo carattere.
Dal balcone al primo piano sulla tabaccheria non fisserà più il suo sguardo sulla sua piazza, quella piazza che ha visto in tempi tristi di guerra, in tempi migliori il cuore del quartiere, oggi specchio di un degrado di una città, che Adolfo aveva visto crescere negli anni.
Ma era la sua piazza, la sua vita...e il suo sguardo era sempre rivolto lì, pronto ad agitare la sua mano per salutare anche chi come me lontano ormai da anni da quei luoghi, non mancava di fare una piccola sosta,un colpo di clacson ed un saluto.
Un ultimo saluto da tutti noi, Don Adolfo.

"La morte non è niente,
noi siamo andati semplicemente nella stanza accanto.
Noi siamo noi, voi siete voi:
per voi noi saremo sempre ciò che siamo stati.
Dateci il nome che ci avete sempre dato,
parlateci come avete sempre fatto.
Continuate a ridere di ciò che ci ha fatto sempre ridere.
Pregate, sorridete, pensate a noi.
Che il nostro nome sia pronunciato in casa
com'è sempre accaduto.
Il senso della vita è sempre lo stesso.
Il filo non si è interrotto.
Perchè dovremmo essere fuori dai vostri pensieri semplicemente perchè siamo fuori dalla vostra vita?
Noi non siamo lontani,
siamo solamente dall'altro lato della strada."
S. Agostino
 

giovedì 23 giugno 2011

Buon compleanno Adolfo !

Adolfo Longano
Già abbiamo ricordato non molto tempo fa, Adolfo, il decano dei portieri, quelli di un'altra generazione,custodi non solo di fabbricati antichi,storici di una Napoli che proprio in questi giorni molti di noi ricordano con grande amarezza e tristezza.
Adolfo Longano è il custode di decine,centinaia di ricordi,fatti,storie che hanno segnato un'epoca che ancora  molti di noi portano non solo nella memoria ma anche nel cuore.

Di recente l'ho incontrato assieme al Prof.Franco Alfarano,indimenticabile Parroco di San Carlo alle Mortelle; abbiamo chiacchierato,ricordato e ci siamo ripromessi di incontrarci nuovamente ed in particolare,tra cinque anni per festeggiare il secolo di vita assieme alla sua numerosa e splendida famiglia.
foto di Teresa Cicero

Sono 95, ma lui come sempre non si scompone, continua la sua vita tra il balcone,così bene fissato dalla bella fotografia di sua nipote Teresa, per guardare la sua piazza, la lettura del quotidiano ed una sana alimentazione.
Auguri don Adolfo, auguri di cuore dagli amici tutti che seguono questo Blog, con affetto ed immutata ammirazione.

mercoledì 8 giugno 2011

Richiamo al dovere del Vescovo Bruno Forte

Dalla metà degli anni '60 alla fine dei '70, come già ricordato fin'ora, come del resto in tutte le realtà dell'associazionismo cattolico, anche la comunità di San Carlo alle Mortelle fu protagonista dell'impegno civile oltre che religioso.
Gli incontri con esponenti di area diversa dalla nostra erano non solo frequenti ma fortemente voluti da tutti nella convinzione che soltanto attraverso il dialogo, il confronto con tutte le  culture, senza chiusure preconcette, era possibile costruire un futuro basato su regole e rispetto reciproco.
Tanti di noi, dei nostri amici impegnati anche su fronti diversi hanno preso strade e percorsi differenti ma tutti con un unico obiettivo: il bene comune,senza steccati e senza rigide barriere ideologiche.
Oggi scorrendo la rassegna stampa ho letto un'agenzia ANSA che ancora una volta,ammesso che ce ne fosse bisogno, mi ha dato conferma della coerenza e dello spessore di persone che in qualche modo hanno fatto parte del nostro cammino negli anni dell'impegno, persone che hanno dato un incisivo contributo al dialogo in particolare negli anni successivi al grande Concilio Ecumenico Vaticano II.
Mons. Bruno Forte, per tutti noi Don Bruno, oggi Arcivescovo di Chieti, che in quegli anni con un impegno non comune e con la sua congeniale semplicità, abbiamo avuto sempre al nostro fianco anche nei momenti più difficili delle comunità cristiane, ha preso una netta posizione sui Referendum dichiarando: "'Sono perfettamente d'accordo con il Presidente Napolitano: si deve andare a votare per i referendum perche' la posta in gioco e' il bene comune. L'acqua per esempio e' di tutti e deve essere per tutti''
''I cittadini hanno il dovere di partecipare e di impegnarsi i quesiti referendari sono di non poco conto, dal nucleare al legittimo impedimento. Ma e' soprattutto sull'acqua che va il mio pensiero: e' un bene per tutti e credo che lo Stato debba difendere lo stato sociale''.


Ho apprezzato molto quanto dichiarato da Don Bruno perché mi fa ancora sperare in uomini di Chiesa che con coraggio difendono quel bene comune purtroppo di frequente dimenticato per privilegiare caste che non hanno niente a che fare con i più basilari valori di Fede e di testimonianza cristiana.
Grazie Don Bruno.

mercoledì 4 maggio 2011

Nu quatt' 'e Maggio

Armando Gill -1918(Archivio Stor.Canz.Nap.)
Il 4 Maggio lo spettacolo era il solito, masserizie accatastate negli androni dei palazzi,per strada in attesa di essere trasportate in un'altra abitazione. Anticamente il mese per i traslochi era Agosto ma i facchini mal sopportavano la consuetudine, fino ad arrivare al 1611,dopo un precedente spostamento al primo di Maggio, con la decisione presa dal Vicerè Pedro Fernandez de Castro che stabilì che gli sfratti si tenessero il 4 di Maggio, giorno  in  cui  doveva  essere  pagato  il fitto ( pesòne).
In piazzetta S.Carlo alle Mortelle,in via Filippo Rega,in via San Nicola da Tolentino, i ragazzini gironzolavano tra le masserizie con la speranza di portare a casa un tavolino,un giocattolo,un paniere di cui la famiglia intendeva disfarsene.
Le masserizie mettevano a nudo tutto il privato,tutta la condizione di chi traslocava e non mancavano le capère che gironzolavano per ...acquisire informazioni


Una bella poesia di Giovanni Attanasio,scritta nel 1948, tratta da "Cento di questi giorni!...Calendario napoletano di prose,poesie e folklore "coordinato da Antonio Altamura ,edito dalla SEN nel 1976

Na carretta cu 'o ciuccio s'è fermata
'nnanze a nu palazziello d' 'a 'Nfrascata,
cu quatte scartapelle mise 'a coppa:
liette scassate,matarazze 'e stoppa.


nu cummò viecchio,na credenza zoppa,
nu stipone che cade si se 'ntoppa,
'a gatta dint' 'o sacco arravugliata,
tutt' 'a miseria dinto a na mappata.


E so' venute appriesso a' carrettella
'a mamma,sette figlie, 'a vecchiarella
ca se tira nu cane p' 'a curdella,


e 'o capo 'e casa,comme a nu lucigno!
Ha ditto 'o guardaporta, ch'è maligno:
-Mo trase 'o sapunaro 'int' 'o suppigno!-



sabato 9 aprile 2011

Settimana della Cultura

Chiesa di San Carlo alle Mortelle


Eretta nel 1616 su progetto del Sacerdote Barnabita Giovanni Ambrogio Mazenta che successivamente affidò il progetto all'Architetto napoletano Giovanni Cola di Franco.
All'interno dipinti di Antonio De Bellis raffiguranti momenti della vita si San Carlo Borromeo.
La facciata fino al 1730 fu lasciata grezza ed i lavori di realizzazione della stessa iniziati nel 1730 su progetto di Enrico Pini allievo del Sanfelice.
Decorazioni e stucchi di Giuseppe Scarola e dello scultore Domenico Catuogno.
Il 23 Settembre del 2009 si aprì un'ampia voragine all'interno della Chiesa facendo crollare parte della pavimentazione di fine  '700.
La Chiesa è chiusa e non risultano lavori in corso

mercoledì 30 marzo 2011

La foto


Questa foto pervenutami da parte di Benedetto Ruggiero, che mi fa piacere ricordare come grande amico di molti di noi negli anni della nostra esperienza associativa.
Riconosco,oltre Benedetto (1° da destra -3^fila) :
1^ fila da destra:Cesare De Cicco,Lello Muratgia,Raimondo Manca,Claudio Scotti,D'Alfonso:
2^ fila da destra Antonio Menna e Rino Marciano.
E gli altri?
E di che anno parliamo?
Personaggi

Don Corrado o' barbiere: Da alcuni amici che seguono con amore questo tentativo di ricucitura della memoria dei luoghi che hanno visto molti di noi percorrere attraverso incontri ,frequentazioni e semplici sguardi casuali, mi è stato suggerito un ricordo di un personaggio che per alcuni decenni ha imposto la sua simpatia e personalità in via San Carlo alle Mortelle dove aveva il suo negozio di barbiere,
Non erano ancora i tempi del parrucchiere per uomo con annessi servizi di massaggi e lampade abbronzanti ma era semplicemente il luogo organizzato con due classiche poltrone per il taglio dei capelli e la barba ed un piccolo scranno a forma di cavallo per il taglio dei capelli dei bambini.
Don Corrado per tutti (Visone di cognome), un bell'uomo dai capelli imbrillantati e nerissimi,dai modi gentili e dalla battuta sempre pronta, che non lesinava mai un saluto a chiunque passasse davanti alla sua bottega; un solo aiutante,il classico ragazzo di barbiere, in età avanzata, che se non ricordo male si chiamava don Vincenzo che aveva il compito di tenere in ordine la bottega e spazzolare il cliente al termine del taglio di capelli.
L'attesa non era mai noiosa perché Don Corrado sapeva intrattenere i suoi clienti tra un taglio di capelli ed una barba con il racconto di fatti realmente accaduti nel quartiere e quando in attesa c'era più di un cliente, amava suggerire articoli che oggi chiameremo di gossip su Grand'Hotel ,Gente ed Oggi specializzati nelle notizie delle famiglie reali.
A Natale Don Corrado distribuiva ai suoi clienti piccoli  calendari profumati con figure di donnine avvenenti vietati per noi minorenni.
La sfumatura alta fatta rigorosamente con la macchinetta che quasi sempre si inceppava prevedeva un bonario schiaffetto sulla nuca, la domanda di rito al termine di qualsiasi taglio di capelli "mettiamo la brillantina?"e una spazzolata completa da parte do'giovane e'barbiere che con un gesto quasi rituale posava la spazzola e apriva il palmo della mano per la mazzetta.
Don Corrado che già negli anni settanta aveva capito che le mode del tempo lo avrebbero travolto in quanto cominciavano a proliferare i parrucchieri ben organizzati con locali accoglienti che offrivano anche altri servizi,decise di riciclarsi in altra attività che svolgeva saltuariamente solo per pochi clienti: il callista a domicilio.
L'ho incontrato più volte a casa di mia madre,sempre ben vestito,sorridente dove lo attendevano anche altre clienti amiche e parenti di mia madre e lui teneva banco raccontando di fatti e personaggi del quartiere con dovizia di particolari, mai volgari, sempre in un corretto italiano intervallato da termini napoletani che scaturivano grandi risate da parte delle  sue clienti.

sabato 19 marzo 2011

Curiosità : Piazzetta Mondragone

Pensavo giorni fa,in occasione dei festeggiamenti del 150° dell'unità d'Italia ad una maestra di musica e canto della quale non ricordo il nome, che nella scuola elementare Fuà Fusinato, ci insegnava a cantare l'Inno di Mameli ed altri canti patriottici che nel 1961,in occasione del centenario,avremmo dovuto cantare nel grande coro al Teatro S.Carlo.
Quella maestra dai capelli bianchi, sempre sorridente e paziente, aveva a che fare con una istituzione che aveva sede nell'Istituto scolastico, ma nessuno mai ci aveva  detto cosa ci fosse dietro quella grande porta,al secondo piano,per noi misteriosa.
S.Maria delle Grazie
Non ci avevano mai detto che circa trecento anni prima (1655) una donna,la Duchessa Elena Aldobrandini, appartenente all'aristocrazia napoletana che aveva sposato Don Antonio Carafa,Principe di Stigliano e Duca di Mondragone, aveva istituito proprio in quel complesso il Ritiro per Matrone e Vergini Oblate.
Il complesso Mondragone,sito nell'omonima piazza che si trova alla fine della via S.Carlo alle Mortelle, è di fianco alla Chiesa di S.Maria delle Grazie, dove nel giardino antistante c'era una rivendita di fiori e piante dei fratelli Vona (Giuliano faceva parte della nostra comunità).
La Chiesa,tra le principali testimonianze del tardo barocco napoletano,fu progettata,come anche tutto l'attuale complesso attiguo, dall'architetto Arcangelo Guglielmelli (1715-1723) e,dopo la sua morte, da Giovan Battista Nauclerio che progettò il portale in piperno ed il pavimento in maiolica;l'altare maggiore fu progettato da Ferdinando Sanfelice.
Quindi tutto il complesso,compreso i locali dove molti di noi hanno fatto le elementari era occupato dalla pia istituzione che si autogestiva attraverso le rendite,i lasciti di mobili,argenteria,etc
interno S.Maria delle Grazie
Dopo l'Unità d'Italia (1870) fu riconosciuto come Ente Morale,quindi alle dipendenze dell'allora Ministero della Pubblica Istruzione. Successivamente nel 1915 divenne convitto per le bambine orfane e ancora dopo fu istituita una scuola popolare .
Oggi, a seguito di un'intesa con la Regione Campania, è  Polo Regionale della moda femminile con annesso Museo del Tessile e dell'Abbigliamento che custodisce ricami (secolo XVII e XVIII),paliotti e paramenti sacri,opere di maestri ricamatori meridionali,tessuti (secolo XVIII e XIX) di manifatture italiane e francesi,merletti e pizzi eseguiti tra i secoli XIX e XX dalle allieve dell'Istituto.
(visite dal Lunedi al Venerdi- ore 9,00-13,00/14,00-15,00 - tel. 081-4976104).

martedì 15 marzo 2011

Il vecchio terribile

Più di un amico (ma in particolare l'Avvocato Luciano Trimarco suo "simpatizzante"), mi ha chiesto di conoscere qualche dato in più sulla figura di Roberto Marvasi, l'anarchico vissuto nell'antico palazzo di piazzetta S.Carlo alle Mortelle,7, in una casa nel grande giardino della proprietà di don Luigi Patrone, fondatore della rinomata pasticceria Principe, delizia delle nostre Domeniche e feste comandate.

Il vecchio terribile,come ricordo lo chiamavano gli abitanti del palazzo, ormai novantenne, nei primissimi anni '50 (morì nel 1955), lo vedevano passeggiare lungo i viali con la moglie,sua coetanea, ancora bella, dai grandi occhi, si racconta, che sembra fossero  l'unica cosa che facesse intenerire il terribile Roberto.
Figlio del patriota Diomede (13.8.1827-17.10.1875), Senatore del Regno d'Italia, grande giurista, allievo di Francesco De Sanctis con il quale partecipò ai moti del 1848.
processo Cuocolo
Roberto, primo di cinque figli, pubblicò nel 1928,periodo in cui si rifugiò a Marsiglia perché perseguitato dal regime fascista, una raccolta di interventi tenuti nella città che lo ospitava, intitolata Malavita contro Malavita, una serie di riflessioni sulla realtà napoletana e sui maggiori processi del tempo come il processo Cuocolo dove erano imputati i più grandi esponenti della camorra.
Ma Marvasi, anche attraverso il suo giornale Scintilla ,teneva a dimostrare  gli intrecci tra  potere e  camorra, tra  borghesia e  bande criminali usate per arrestare qualsiasi tentativo di rivolta dei ceti più poveri e delle organizzazioni operaie.
Denunciò il proliferare della camorra e della mafia nell'Italia meridionale e la dilagante corruzione delle forze di polizia e della magistratura , convinto che anche il fascismo si fosse servito dei metodi malavitosi per impossessarsi del potere e che l'operazione prefetto Mori fosse stata  una vera e propria farsa.
Qualche studioso ha scritto della sua grande attualità.