venerdì 28 dicembre 2012

2013 carico di speranza


E’ stato un anno difficile, molto difficile non  per tutti,  per le persone normali, per quanti hanno perso il posto di lavoro,per quanti giovani sono ancora nell'affannosa ricerca di un posto di lavoro, per quanti hanno dovuto chiudere le proprie attività, per quanti con difficoltà hanno dovuto ulteriormente stringere la cinghia, accettare lavori precari e magari essere anche oggetto di ricatti per essere retribuiti anche se in nero.

E’ stato un anno nel quale la nostra comunità è stata attraversata dal dolore per la perdita di persone che in un certo modo sono state  patrimonio non solo delle loro famiglie ma anche di quanti hanno condiviso momenti di gioia,di sofferenze, di vita e la partecipazione anche attraverso questo piccolo strumento di comunicazione, che proprio in questi giorni ha superato i 9.000 contatti, ne è stata la prova più evidente degli affetti silenziosi che talvolta si manifestano proprio in queste circostanze .

E’ stato un altro anno di chiusura della Chiesa parrocchiale in attesa dei lavori di consolidamento che come annunciato dal Parroco dovrebbero cominciare  e concludersi nel prossimo anno; notizia confermata anche dalla Senatrice Annamaria Carloni, che ringrazio per il cortese interessamento, che ha fatto sapere che il rallentamento delle procedure è da imputarsi  al commissariamento della Società Arcus e che la convenzione è stata firmata e il bando e l’avvio dei lavori dovrebbero essere completati per il 2013.

La chiusura della Chiesa e lo stato vergognoso di abbandono che ha trasformato parte della storica facciata in ricovero personale, seppur  nella comprensione del grave disagio, è intollerabile per il mancato intervento delle strutture di assistenza comunale e degli uffici competenti per restituire un minimo di decenza.

Mi auguro che l’avvio dei lavori possa coincidere con un piano di recupero almeno della piazza il cui degrado condiziona la vivibilità ed offende la memoria storica di un patrimonio comune.

Che le speranze e le aspettative di voi tutti possano trovare una concreta realizzazione nel 2013.

Auguri a tutti.
   

lunedì 24 dicembre 2012

Auguri dal cuore di don Tonino Bello


Le parole del mai dimenticato Don Tonino Bello, della Chiesa che ci piace,ritengo siano le più belle da dedicare a quanti di voi seguono questo Blog.  Auguri !


Se mi fosse concesso di lasciare nella mezzanotte il trasognato rapimento della liturgia, e aggirarmi per le strade della città, e bussare a tutte le porte, e suonare a tutti i campanelli, e parlare a tutti i citofoni, e dare una voce sotto ogni finestra illuminata, vorrei dire semplicemente così:

Buon Natale, gente! Il Signore è sceso in questo mondo disperato. E all'anagrafe umana si è fatto dichiarare con un nome incredibile: Emmanuele! Che vuol dire: Dio-con-noi. Coraggio! Ai tempi di Adamo, «egli scendeva ogni meriggio nel giardino a passeggiare con lui» (Gn 3,8). Ma ora ha deciso di starsene per sempre quaggiù, perché non si è ancora stancato di nessuno e continua a scommettere su di noi.

Mi chiedo, però, se questi auguri, formulati così, magari all'interno di un piano-bar, o di una sala-giochi, o di una discoteca, o di un altro tempio laico dove la gente, tra panettoni e champagne e luci psichedeliche, sta trascorrendo la notte santa, siano capaci di reggere il fastidio degli atei, lo scetticismo degli scaltri, il sorriso dei furbi, la praticità di chi squalifica i sogni, il pragmatismo di chi rifiuta la poesia come mezzo di comunicazione.

Mi domando se gli auguri di Natale formulati così, magari all'interno della Stazione Centrale dove tanta gente alla deriva trova riparo dal freddo notturno nella sala d'aspetto (ma senza che aspetti più nulla e nessuno)..., faranno rabbia o tenerezza, susciteranno disprezzo o solidarietà, provocheranno discredito o lacrime di gioia.

Mi interrogo come saranno accolti questi auguri dalla folla dei nuovi poveri che il nostro sistema di vita ignora e perfino coltiva. Dagli anziani reclusi in certi ospizi o abbandonati alla solitudine delle loro case vuote. Dai tossico-dipendenti prigionieri di una insana voluttà di autodistruzione. Dagli sfrattati che imprecano contro il destino. Dagli ex carcerati che non trovano affetto. Dai dimessi degli ospedali psichiatrici che si aggirano come larve. Dagli operai in cassa integrazione senza prospettive. Dai disoccupati senza speranze.

Da tutta la gente, insomma, priva dell'essenziale: la salute, la casa, il lavoro, l'accesso alla cultura, la partecipazione.
Mi domando che effetto faranno gli auguri di Natale, formulati così, su tanta gente appiattita dal consumismo, resa satura dallo spreco, devastata dalle passioni. Sulla moltitudine di giovani incerti del domani, travagliati da drammi interiori, incompresi nei loro problemi affettivi. Sulle folle di terzomondiali che abitano qui da noi e ai quali ancora, con i fatti, non abbiamo saputo dimostrare di esser convinti che Gesù Cristo è venuto anche per loro.

Mi chiedo per quanti minuti rideranno dinanzi agli auguri di Natale, formulati così, coloro che si sono costruiti idoli di sicurezza: il denaro, il potere, lo sperpero, il tornaconto, la violenza premeditata, l'intolleranza come sistema, il godimento come scopo assoluto della vita.

E allora? Dovrei abbassare il tiro? Dovrei correggere la traiettoria e formulare auguri terra terra, a livello di tana e non di vetta, a misura di cortile e non di cielo?

No. Non me la sento di appiattire il linguaggio. Sono così denutrite le speranze del mondo, che sarebbe un vero sacrilegio se, per paura di dover sperimentare la tristezza del divario tra la formulazione degli auguri e il loro reale adempimento, mi dovessi adattare al dosaggio espressivo dei piccoli scatti o dovessi sbilanciarmi sul versante degli auspici con gli indici di prudenza oggi in circolazione.

Anzi, se c'è una grazia che desidero chiedere a Gesù che nasce, per me e per tutti, è proprio quella di essere capace di annunciare, con la fermezza di chi sa che non resteranno deluse, speranze sempre eccedenti su tutte le attese del mondo.

Buon Natale!
                           Don Tonino Bello - Vescovo

domenica 23 dicembre 2012

Ricordo di un amico


“Volevo informarvi tutti che oggi babbo dopo aver passato una magnifica giornata con tutti noi figli per il compleanno di mia sorella..di ritorno a casa...saliti a casa serenamente...CI HA SALUTATO.......IL SUO GRAN CUORE SI è FERMATO...UNIAMOCI IN PREGHIERA...VI RINGRAZIO.”Paolo Longano
Amedeo Longano
Erano le 18,30  di ieri quando è squillato il mio cellulare , ho risposto come al solito faccio con Paolo, scherzando, ma un attimo di silenzio e poi la sua voce straziata dal dolore , la sua preoccupazione, come sempre per gli altri, per la mamma, le sorelle,i fratelli,gli zii…come faranno a sopportare questo dolore?

Paolo è l’amico che ha voluto raccontarsi negli articoli-intervista apparsi l’uno e tre dicembre su questo Blog, figlio del caro Amedeo che aveva superato brillantemente una difficile operazione  alcune settimane fa per motivi che nulla avevano a che fare con il suo cuore.

Amico di tutti, figli e nipoti stupendi uniti in un’unica famiglia con il grande amore di mamma Iole.

Amico dei giorni migliori della gioventù,della spensieratezza,del  grande amore per la compagna della sua vita, per la famiglia,per i fratelli Costantino e Alberto e le sorelle Melina e Adele, una generosità ed un garbo fuori dal comune.

Ti ricorderemo sempre con il tuo bel sorriso,con la tua simpatia, con i grandi valori vissuti non a parole ma concretamente.

Un caro saluto nella pace e serenità del Natale.

martedì 18 dicembre 2012

La vigilia


Mangiato l’ultimo anello di calamaro, se ancora è sopravvissuto  qualche morbido filetto di spigola in bianco rigorosamente inondato di limone e un filo d’olio, fatto apposta per chi la frittura proprio non la può gustare ,  è il boccone migliore e prelibato  per chiudere con le portate marine prima di procedere con “erbaggi,le verdure,i frutti,la dolcezza vegetale,il tributo della campagna,l’offerta delle pianure e dei boschi” come scriveva la Serao.

Prima d’ogni cosa l’insalata di rinforzo: cavolfiore bollito tagliato in piccole porzioni, peperoni piccanti (papaccelle), alici salate ,olive nere di Gaeta, olive bianche, capperi (variante del tutto personale), sale, olio ed un po’ d’aceto bianco.

Broccoli scaldati conditi con sale,olio e limone prima della pizza di scarole: verdura bollita in olio soffritto con aglio,capperi, olive di Gaeta snocciolate,acciughe spinate e pinoli.

Sciolto il solito enigma se prima la frutta fresca o quella secca, si dava corso senza esitazione alcuna, a far girare la cesta con le noci rigorosamente di Sorrento,nocciole e mandorle, fichi secchi , castagne del prete, prugne e datteri.
Arance e mandarini profumavano l’aria intrisa di odore di frittura e fumo di sigaretta per fare spazio ai dolci tipici di Natale : roccocò,mustacciuoli,raffiuoli,e susamielli per chiudere in bellezza con gli struffoli e panettone.

A questo punto tutto era affidato al nocillo fatto in casa o ad un amaro dell’Abazia di Montecassino o alla magnifica Strega Alberti di Benevento  ed al caffè fatto con la napoletana  che dovevano compiere miracoli per una sana e buona digestione.


da Aria di Natale di Matilde Serao

“…Allora entrano in campo gli erbaggi,le verdure,i frutti,la dolcezza vegetale,il tributo della campagna,l’offerta delle pianure e dei boschi. I monticelli dei broccoli verdi, il cui fiore sembra un merletto rilevato,guardano con disprezzo l’umile e piccola cicoreia,raccolta in gruppetti, su cui brillano le gocce dell’acqua; i cavoli bianchi, grossi e serrati, pare che vogliano scoppiare dal loro involucro di foglie verde-chiaro,mentre quelli neri si confondono coll’oscurità, quasi desiderosi di solitudine. L’ ondulazione dei lumi, il passaggio delle persone e dei carri,il getto improvviso di un razzo,lombra che sopraggiunge, danno a questo spettacolo qualche cosa di fantastico: le proporzioni s’ingrandiscono, il senso della realtà si perde e vi sembra di camminare in mezzo ai prati di maggiorana e di trifoglio, fra due siepi di verdura,mentre in fondo,come orizzonte,si accende la fiamma gialla di una piramide di aranci, ricordo dei tramonti siciliani. Vi giunge al cervello il profumo acuto delle mele, capace di ubriacare; quello più dolce, quasi più vecchio, delle pere serbate per l’inverno  e l’effluvio sottile,leggero ed esilarante dei mandarini;quando un odore più forte,più sano , li scaccia tutti per prenderne il posto e regnare solo…”


lunedì 17 dicembre 2012

La cena della Vigilia


La  vigilia di Natale era una delle  rare occasioni per organizzare una cena come realmente si desiderava, per gustare pietanze che ci si poteva permettere solo in altri rari momenti, alcune volte la Domenica ma mai tutte assieme, come tutte assieme si riunivano le famiglie con  genitori,nonni,nipoti, le immancabili zie signorine (‘e zitelle), mai meno di una decina di persone.

La stanza da pranzo, quella delle grandi occasioni, con il tavolo rettangolare allungato ad ambo i lati, i mobili  addobbati con ogni ben di Dio, insalata di rinforzo,broccoli al limone, pizza di scarole,il baccalà in bianco,arance e mandarini profumati, dolci tipici natalizi ed il gran vassoio o cesta con la frutta secca d’ogni tipo, ‘e sciòsciule, pronte per il gran finale.

Il presepe e l’albero illuminati, un profumo misto di frittura di pesce e di vongole veraci in olio bollente insaporito d’aglio pronte per essere immerse nei vermicelli; solite discussioni tra i sostenitori dei vermicelli in bianco e i…sì ma con un pomodorino schiattato ; io sono per la corrente di pensiero dell’assoluta incontaminazione del pesce di qualsiasi specie con altri sapori che ne modifichino anche se minimamente  il sapore.

Vermicelli  fumanti in tavola inondati di prezzemolo  ed una spruzzatina di pepe e subito cala il silenzio, un silenzio assoluto che dura solo  pochi minuti, il tempo di un 45 giri di Peppino Di Capri o Modugno o anche Dallara.

In attesa  della frittura del baccalà e del capitone che  andavano  mangiati  rigorosamente bollenti, la recita della poesia  del più piccolo o dei più piccoli della famiglia, sovente ripetuta dall’inizio più volte e l’applauso finale , chiaro segnale di ripresa della cena con la frittura di calamari e gamberi, capitone e baccalà e qui i 45 giri bisognava litigare per chi doveva cambiarli.

Dimenticavo il vino, chiaramente il rosso o il bianco sfuso do canteniére Manzo di vico Mortelle o la pessima bottiglia di Folonari regalo di chi proprio bene non ti voleva.

Per il resto….alla prossima

Da Il Natale in Napoli di Francesco Mastriani

“…I cibi di rito della cena della vigilia sono i vermicelli, il cavol fiore,i pesci di ogni specie, e massime il capitone e l’anguilla,gli struffoli (pasta dolce con miele e tagliuzzata) i mostaccioli,i susamielli,ogni sorta di seccumi,le ostriche ed altri camangiari di magro, che s’imbandiscono a seconda del gusto e dell’agiatezza delle famiglie….”



sabato 15 dicembre 2012

Il ricordo

Luigi Uzzo (7.3.1943-22.4.1990)


Nella foto..il mio carissimo e indimenticabile Amico LUIGI UZZO, ...dal quartiere dei veterani ai ragazzi di "zietta Liù" al grande teatro di Eduardo. Gigi, sei rimasto nei nostri cuori !!!!!!

Costantino Longano





giovedì 13 dicembre 2012

Santa Lucia



Santa Lucia Luntana 

« Partono 'e bastimente
pe' terre assaje luntane...
Cántano a buordo:
só' Napulitane!
Cantano pe' tramente
'o golfo giá scumpare,
e 'a luna, 'a miez'ô mare,
nu poco 'e Napule
lle fa vedé...
E.A.Mario - (5.5.1884 - 24.6.1961)
Santa Lucia!
Luntano 'a te,
quanta malincunia!
Se gira 'o munno sano,
se va a cercá furtuna...
ma, quanno sponta 'a luna,
luntano 'a Napule
nun se pò stá!
E sònano...Ma 'e mmane
trèmmano 'ncoppe ccorde...
Quanta ricorde, ahimmé,
quanta ricorde...
E 'o core nun 'o sane
nemmeno cu 'e ccanzone:
Sentenno voce e suone,
se mette a chiagnere
ca vò' turná...
Santa Lucia,
............
Santa Lucia, tu tiene
sulo nu poco 'e mare...
ma, cchiù luntana staje,
cchiù bella pare...
E' 'o canto de Ssirene
ca tesse ancora 'e rrezze!
Core nun vò' ricchezze:
si è nato a Napule,
ce vò' murí!
Santa Lucia,

mercoledì 12 dicembre 2012

Quando era Natale


Non c’è più la Napoli di Mastriani, questo straordinario scrittore, vissuto nella casa paterna in via Concezione a Montecalvario, 52  prima di trasferirsi alla salita Infrascata, che ha saputo più d’altri cogliere gli aspetti più profondi della Napoli del suo tempo, dell’’800. La descrizione che fa del periodo natalizio a Napoli , della quale ne riporto a parte un piccolo estratto,  è, anche se con toni diversi, quello impresso nei miei ricordi degli anni dell’infanzia,dell’adolescenza.

Le strade dei quartieri, il mercato del pesce di via Santa Brigida, erano tutto un grande addobbo, una immensa esposizione dei prodotti di terra e di mare , grandi parate ,proprio come ben descrive il Mastriani, con luci prodotte da lampadine giganti, fino a notte e tutto restava in esposizione con la veglia del padrone o di suoi familiari. Le vasche in legno verniciate d’azzurro all’esterno, con acqua corrente, piene di capitoni ed anguille, le parate  all’esterno delle salumerie con ogni ben di Dio, e quelle dei fruttivendoli con gli agrumi a farla da padrone. Era come una gara tra commercianti della stessa strada, dello stesso quartiere, la salumeria di Don Ciro ed Enzo con quella più grande dell’altro Ciro, Marchitelli, i fruttivendoli  Don Ciccillo prima ambulante in via San Carlo alle Mortelle e poi nel negozio di piazzetta Mondragone con addobbi che arrivavano al di sotto del balcone del primo piano, le vetrine delle pasticcerie da Miranda a Taranto e alla magnifica pasticceria Principe al Corso con l’ esposizione dei dolci tipici : roccocò, pasta reale, cassate, cassatine, mustacciuoli, raffiuoli, struffoli e panettoni Motta e Alemagna.
Una gran festa che durava dall’Immacolata ai primi di Gennaio,una gran festa che si è andata spegnendo negli anni e non  solo per motivazioni dovute alla crisi, perché negli anni del Mastriani, negli anni della nostra adolescenza le risorse non erano poi così abbondanti, per niente, ma c’era uno spirito di semplicità e tanta voglia di vivere tutto ciò che realmente contava per star bene con se stessi e con gli altri ma il discorso è ben più ampio……
(Na,23.11.1819-Na,7.1.1891)

Da Il Natale in Napoli di Francesco Mastriani

“…Fin da’ princìpi della novena di Natale i venditori di frutte fanno la così detta parata,vale a dire che davanti alle loro botteghe innalzano un edificio di seccumi e di frutte fresche;le colonne di questo tempio sono circondate di frondi, e spesso alberi  giganteschi ne sostengono la mole;nell’interno di questo recinto tu scorgi trofei di uva e di mele,archi di uve passe, stelle di fichi secchi,piramidi di agrumi, baldacchini di noci e di vecchioni,ed una formidabile artiglieria di pine. Accanto a questi magnifici parati si spiegano le ceste de’ pescivendoli, nelle quali vedi guizzare il sire de’ pesci del Natale, il capitone con sua moglie l’anguilla, e poi cernie,calamaretti,cefali,cefali,lagoste,merluzzi,e tutta quanta la generazione degli abitanti del mare. Più lungi i volatili di ogni specie vengono a pagare con la loro vita il tributo alla più grande e solenne delle feste napoletane: migliaia e migliaia di capponi,ligati pe’ pedi a gruppi,ingombrano quasi tutte le vie della Capitale, destinati a funzionare sulle mense la mattina del Santo Natale……….

...La mattina della Vigilia di Natale Napoli non è che una immensa cucina, siccome la sera non è che un immenso banchetto. Quasi ad ogni canton di strada vededi un arsenale di tronaro vale a dire, un venditore di fuochi di artificio .Tutt’i trovati de’ moderni artiglieri non reggono al paragone delle botte  inventate per festeggiare il Natale: ce n’è di ogni dimensione, di ogni nome di ogni forza,di ogni rumore e di ogni colore. Fulmini innocenti, nunzi di pace e no in di guerra,il folgore e il tuono primeggiano tra i colpi ….”


sabato 8 dicembre 2012

Un gradito SMS




Tutto terminato J, sto un fiore, stupendo intero staff medico e radio J e tutte proprio tutte le 

analisi sono OK JJJ ora. Tutto mese stop relax e inizio controlli ma ora tutti molto soddisfatti JJJ

Confesso che non ho fatto fatica ad interpretare la simbologia della messaggistica ormai in uso da tempo ma che per me è ancora arabo, leggendo l’sms ricevuto dal mio amico del quale ho parlato ( più correttamente: ha parlato)  negli articoli comparsi su questo Blog  dal titolo : Vi racconto la mia storia.
Dico ha parlato perché è una furia in piena, è una forza della natura, è un innamorato della vita come solo pochi sanno esserlo.
Buone notizie, dunque,  e la cosa farà felice tutti e anche  quanti mi hanno inviato email  per informarsi ed anche chi solo per curiosità voleva conoscerne il nome.
Tengo a puntualizzare che ho scelto di non rivelare il nome,  contrariamente alla volontà dell’interessato      che se vorrà potrà farlo direttamente, perché il motivo principale è stato quello di portare a conoscenza di chi ci segue,  una testimonianza di vita, un modo di affrontare un’esperienza delicata nella maniera più giusta e non fare notizia per sensazionalismo, questo lo lascio fare agli altri. 

La Poesia : Salvatore Di Giacomo


(12.3.1860 - 4.4.1934)
Donn'Amalia 'a speranzella

Donn' amalia 'a Speranzella,
quanno frie paste crisciute,
mena ll' oro 'int''a tiella,
donn' Amalia 'a Speranzella.

Che bellezza chillu naso
ncriccatiello e appuntutiello,
chella vocca 'e bammeniello,
e chill' uocchie, e chella faccia
mmiez''e tìttole e 'a vurraccia!

Pe sta femmena cianciosa
io farrìa qualunque cosa!…
Piscetiello addeventasse,
dint''o sciore m' avutasse,
m'afferrasse sta manella,
mme menasse 'int''a tiella
donn' Amalia 'a speranzella!




martedì 4 dicembre 2012

E pur si muove....

Il Parroco della Chiesa di San Carlo alle Mortelle, Don Domenico Toscano mi ha fatto pervenire copia di lettera del Ministero dell’Interno che comunica che le procedure per l’avvio dei lavori di consolidamento e restauro della Chiesa , stanno andando avanti e che si spera di poter avviare i lavori per il prossimo anno.

Essendo il Viminale  molto prudente nell’ indicare il prossimo anno per l’avvio delle opere, ritengo che si debba continuare ad esercitare pressione presso le Istituzioni interessate, come alcuni di noi stanno facendo, dopo oltre tre anni di chiusura della Chiesa che denota che non è sempre solo questione  di mancanza di risorse ma di lentezza ed inefficienza della macchina dello Stato.

Speriamo bene! 

lunedì 3 dicembre 2012

Vi racconto la mia storia


(2^ parte)

“Quest’anno mi è capitato di seguire un gruppo di persone diretto appunto a Medjugorje  guidate da Roberto, un avvocato, una splendida persona molto impegnata professionalmente, una persona con una spiritualità autentica che mi ha dato l’opportunità di fare una esperienza unica accedendo in una sorta di cenacolo all’esterno della casa di una delle veggenti in un clima di grande spiritualità.

Non vado mai in questi luoghi per pregare per me ma sempre per i tanti che conosco e non conosco, per quanti si affidano alle mie preghiere per richieste di aiuto.”

Mi hai parlato di qualcosa di particolare che ha fatto scattare il campanello di allarme

“Sì, proprio lì ad un certo punto mi sono alzato ed ho iniziato a sbandare, urtavo chiunque mi capitasse di lato o di fronte, non mi sono spaventato per niente, ero in uno stato di assoluta lucidità ma per un attimo  ho pensato che fosse un segnale del mio male, mi sono riagganciato a delle sensazioni che da qualche mese avvertivo, niente più che sensazioni.

Era tanta la voglia di godermi quel momento da un punto di vista prettamente spirituale ma realizzai che era qualcosa che avrei dovuto assolutamente approfondire.

Nell’arco del mese successivo  avvertii dei disturbi, un malessere generale, c’era qualcosa che non andava.

Mentre ero in vacanza , in pineta per una passeggiata avvertii gli stessi sintomi di Medjugorje . 

Mesi prima notai che mi affaticavo nella guida, sbagliavo le uscite della metropolitana, entravo in casa di pazienti e non riconoscevo i luoghi dove ero stato già tante altre volte. 

Terza volta, stessi sintomi in casa. Chiunque avrebbe pensato ad un risentimento della cervicale.”

Quando hai deciso di fare le verifiche mediche?

“Premetto che prima di partire per Lourdes mi cercò un noto primario per la fisioterapia, lo assicurai che al ritorno avremmo cominciato. Cosa che feci.

Andai da un cardiologo per non avere la presunzione di dire che avevo capito la causa, poi mi sottoposi alla risonanza dalla quale si evinse che il mio cervello era invaso da un edema, nessun medico riusciva a spiegarsi come avessi fatto ad andare avanti sino ad allora; un edema causato da una lesione intracerebrale.

Non persi un’istante, ero in casa della persona giusta  che mi indirizzò da un neurochirurgo. Cominciai le radio  e le chemio , per  niente spaventato, anzi rigenerato.

Oggi mi accorgo di essere diventato  più diretto, non cattivo ma ho tolto i freni per non ferire le persone, sono tutti un po’ preoccupati quelli che mi sono vicini che devono capire che io non sono preoccupato anzi a loro dico nella nostra bella lingua napoletana “scenniteme ‘a cuòllo”.

Stamattina mi sono connesso in rete e ho ricevuto una magnifica iniezione di gioia e di speranza prima di cominciare la giornata, ho letto un suo messaggio che riporto integralmente:

Immersion eno gastronomic love family…oggi per me ultime pillole e domani ultima radio!!! Sto un fiore!!! Sempre grazie alla gioia che mi circonda e…a tutti voi …forse sarò ripetitivo ma non mi stancherò mai di condividere amore …è nata un’altra grande bellissima amicizia…vivere insieme a voi le mie belle giornate è e sarà bellissimo…”

sabato 1 dicembre 2012

Vi racconto la mia storia


Vicoli, vicoletti, piccole piazze, palazzi secolari, alcuni sempre ben tenuti altri perennemente fatiscenti, alcuni con cortili,giardini, viali, balconi dai quali il porticciolo di Mergellina e tutta la collina di Posillipo sono ben visibili con il mare che fa da padrone ad un panorama che va dal porto alla  collina del Vomero.

Di fianco alla chiesa, in quello che fu il palazzo che ospitò dal collegio dei Barnabiti,a San Francesco Saverio  Maria Bianchi,  al pittore Domenico Morelli, allo scrittore Antonio Altamura, all’anarchico Roberto Marvasi, dove tanti di noi hanno vissuto esperienze indimenticabili nella comunità parrocchiale che aveva  sede nella vecchia canonica della Chiesa di San Carlo, al primo piano e dove si sono succedute alcune generazioni e quella successiva alla mia, di Costantino,di Pasquale,di Gustavo, di Andrea,di Glauco e tanti altri , i nostri figli  tra i quali una splendida persona  che ho rincontrato dopo anni ma della quale avevo sentito parlare e seguito anche di recente  alcune rare ma incisive presenze in rete, ultima quella di ieri mattina :”Buongiorno! Amici ottima giornata, ci prepariamo ad un bel Weekenddddddd! Sono a colazione con babbo prima che mangi anche le mie fette biscottate…mi sono anticipato…è più goloso di me!!!Comunque ultima settimana, martedi finisco e questa è stata paradossalmente la migliore…come cali fisici,energie,potenzialità,valori…Tutto grazie a babbo e tutti voi  con noi e naturalmente alla medicina…ma alla luce di Dio che mai e poi mai ci lascia….Ottime pazzarie a tutti!!!!! (seguono tre cuori)”.

Credo sia superfluo soffermarsi sulla sua particolare personalità, sul suo carattere allegro, il sorriso sempre  rassicurante, voglia di vivere e stare con gli altri ed una fede vissuta aliena da bigottismi d’ogni genere, un grande amore per il suo lavoro e radici salde  nel quartiere “ non saprei vivere altrove, nonostante io ami i luoghi aperti, il mare, eppure io qui ci sto bene perché ci sto con l’anima,le mie radici sono qui  e quando mi è successo qualcosa di particolare mi sono chiesto se dovevo dirlo o no questa cosa che mi è accaduta, ho ritenuto di dover continuare a comunicare la mia gioia che mi ha sempre accompagnato nella mia vita, la mia fede, il contatto con gli altri,… sono immerso nella mia storia.”





Cosa è successo ?


"Dire un problema è riduttivo, io ho un 
problema  serissimo ma credimi,nemmeno per un istante ho pensato di averlo; grazie a delle coincidenze religiose ed alle mie intuizioni mediche ,ho scoperto casualmente un problema molto serio,una lesione intracerebrale profondissima, glioma alto grado encefalico destro, questa è la diagnosi medica ma io non sapevo di questa diagnosi,io ho semplicemente percepito dei meccanismi a livello corticale, io l’ho percepito perché ho  la fortuna sin da ragazzo di seguire gli ammalati,ora sono un medico specialista in riabilitazione ma questa è una vocazione che ho da sempre, che è nata qui a San Carlo alle Mortelle.

Da anni lavoro sul corpo, io fisioterapista ,dottore in riabilitazione, non ho voluto mai fare il meccanico del corpo,nel corso degli anni ho imparato a lavorare sull’energia del corpo,ho avuto la possibilità di lavorare su altro, su quello che è il riequilibrio vero e proprio.

Molto spesso le persone che scoprono di avere delle malattie,delle situazioni particolari, la malattia vera e propria diventa  la loro angoscia, preoccupazione di affrontarla;tutto questo mi ha fatto capire che molte metastasi dei tumori o piccoli malesseri diventano gravi quanto neoplasie a causa delle angosce delle famiglie che vanno a soffocare una semplice malattia e farla diventare un tumore vero e proprio.

Molti si chiudono completamente,dimenticano le cose più semplici e naturali, la famiglia,una passeggiata,un caffè con un amico, il proprio rapporto con la fede, ci si annulla completamente e muoiono talvolta non per la malattia stessa ma semplicemente perché si chiudono nel proprio dolore. Ne ho visti tanti, la maggioranza, quelli più ottimisti arrivare a vivere più a lungo.
Certo, è difficile accettare”

Interrompiamo per poco la nostra conversazione per salutare un amico, Gabriele,figlio di una collega di università, barelliere come me , ci siamo conosciuti a LourdesUn abbraccio, un gran sorriso ed una gran gioia di incontrare chi con lui ha fatto quella dura esperienza di trentasei ore di treno sempre in attività, senza mai fermarsi .

Da anni vado a Lourdes e da due a Medjugorje dove non vado per assistere ad un evento spettacolo, vado per assorbire la spiritualità di quel posto come quando fai una crociera ai Caraibi, cerchi di assorbire tutta la bellezza del paesaggio così io mi sono completamente immerso, non c’è bisogno di andare per vedere, tu vai per scoprire.
Io non amo mandare sms a Gesù, preferisco incontrarlo come quando ami una persona un conto è un sms d’amore ed un altro è incontrarla, farla felice.

Aldilà delle convinzioni di ciascuno, delle riserve personali sulla gerarchia della Chiesa, tu vai in questi luoghi per avere un incontro diretto perché sai che ti aspetta.

Quest’anno mi è capitato..”(continua)

sabato 24 novembre 2012

Libero... nella Verità



Credo mi sia capitato di rado leggere 170 pagine di un libro in una serata e mai dopo aver incontrato l’autore tre ore prima  dopo aver parlato per circa due ore sugli argomenti che ho ritrovato nella mia lettura.

Una lettura la mia dopo aver ascoltato la registrazione, sorprendentemente donatami, di una serata svoltasi in un teatro cittadino in onore del poeta Alfredo Bonazzi in occasione della presentazione di un suo libro dedicato a Papa Giovanni, “Quel giorno di uve rosse” dove all’autore del libro Libero…nella Verità, il Professore Franco Alfarano , fu affidata la presentazione.

Ho ritrovato nel libro di Franco Alfarano una coerenza di pensiero con le parole ascoltate in quella registrazione e con le esperienze vissute , un filo conduttore ben saldo che a distanza di quasi quarant’anni  testimonia  quella che lui chiama metànoia, ovvero la sua conversione,”Convertirsi significa solo cambiare;si possono cambiare abitudini,amicizie,abitazioni ed oggetti senza cambiare il proprio pensiero e di conseguenza la vita. Operare in se stesso una metànoia,significa invece cambiare radicalmente il proprio modo di pensare e,di conseguenza, la propria vita.Non a caso la parola di Dio invita continuamente a convertirsi ed a credere nel Vangelo; a tale scopo utilizza il termine metànoia”.

Una serie di riflessioni attente che rispondono ampiamente alle domande dei tanti cristiani che vivono il disagio della propria condizione di fede combattuta tra “il Dio che ha creato gli uomini e non nel Dio che gli uomini hanno creato” come  dice testualmente Franco Alfarano al termine della trascrizione del penultimo capitolo  del famoso volume di Juan Arias “Il Dio in cui non credo” scritto nel 1975.

Una piccola nota, infine,  che tengo a sottolineare contenuta nel bel  libro Libero…nella Verità, un ricordo affettuoso di un matrimonio celebrato in una chiesetta sul  Monte Faito da due persone della grande comunità di San Carlo alle Mortelle  e che oggi ricordo con particolare emozione per la scomparsa di uno di loro, un matrimonio che l’autore definisce “vero matrimonio cristiano,il matrimonio del Terzo Millennio”.

Un libro che apre ampi spazi di riflessione che ritengo faccia bene in questi tempi di eccessiva confusione .
(il libro può essere acquistato su sito: ilmiolibro.it)